Icona della Categoria "Urbani"Il primo Ampliamento barocco Torino

Il primo Ampliamento barocco

Il primo disegno barocco di un quartiere all'esterno delle mura della città quadrata; dal limite meridionale fino alla Porta Nuova.

L'ampliamento meridionale di Torino, disegnato dall'architetto ducale Carlo di Castellamonte negli anni '20 del XVII secolo, in continuità con il suo predecessorre Ascanio Vitozzi, rappresenta il primo impianto barocco concepito come disegno urbano unitario. Piazza Castello, il taglio della via Nuova, la piazza Reale, la contrada di Porta Nuova e la Porta Nuova costituiscono un unico ambito progettato nel suo insieme, anche se in tempi diversi. Sulla medesima impronta verranno realizzati gli ampliamenti successivi e la riplasmazione della città per quasi tre secoli.

Informazioni a cura di:
milli paglieri, Raytrayen Beakovic Lauria, Staff Landscapefor (2021-2024)

Coordinate geografiche:
45.0703° 7.6844°

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La città di Torino è rappresentata negli affreschi della Galleria delle Carte Geografiche, istituita dal pontefice Gregorio XIII nel 1581 al Vaticano; le vedute delle principali regioni e città italiane sono ricostruite dal geografo Ignazio Danti.

Lo studio dell'estensione e del nuovo perimetro delle fortificazioni seicentesche viene portato avanti da Carlo di Castellamonte fino al 1638, contemporaneamente al progetto del primo ampliamento.

Una sintesi dei primi interventi all'interno e all'esterno della città quadrata: l'asse di via Palazzo di Città, quello della via Nuova all'interno delle mura e la sua prosecuzione all'esterno che diventa l'asse centrale del primo ampliamento.

Nel dipinto conservato al Castello di Racconigi, è raffigurato l'ingresso a Torino nel 1620 di Cristina di Borbone e Vittorio Amedeo, attraverso la Porta Nuova, ancora da ultimare.

Nell'immagine la prospettiva della via nuova parte dalla piazza Castello, tra quinte di bianchi edifici dall'architettura uniforme.

Un disegno dell'ingegnere Vitozzo Vitozzi, nipote dell'architetto ducale Ascanio Vitozzi. Tale proposta verrà scartata, a favore di un progetto di ampliamento fondato su un reticolo di strade ortogonale e isolati regolari.

La stampa mostra l'architetto Carlo di Castellamonte intento ad illustrare al duca Carlo Emanuele I a cavallo, il progetto per la costruzione delle mura e del nuovo ampliamento a sud della città. Si vedono i perimetri dei nuovi isolati e la Porta Nuova.

Nel disegno sono ben visibili i nuovi isolati all'interno della maglia ortogonale, di dimensioni e disegno omogeneo.

Nel particolare della pianta secentesca si nota l'asse centrale della via Nuova che prosegue verso meridione e collega la città quadrata alla "città nuova".

Il disegno, di autore ignoto, mostra la "città nuova" in costruzione e i viali alberati delle grandi strade esterne verso sud. In primo piano il Monte dei Cappuccini e il Borgo Po, al di qua del fiume.

Progetti / La città antica

Nell'immagine tratta dal Thetrum Sabaudiae, il primo tratto della contrada Nuova (via Roma), fino alla piazza Reale (piazza San Carlo) con il rigido disegno delle fronti esterne. La suddivisione dei cortili interni non corrispondente alla realtà del tempo

Con l'abbattimento delle mura la città è unificata: i dodici isolati della prima fase dell'ampliamento, la piazza Reale e gli isolati della fascia tra le vie Santa Teresa-Maria Vittoria e Alfieri-Giolitti partecipano al disegno urbano.

La tavola del Theatrum Sabaudiae mostra la piazza reale ultimata. Le facciate delle chiese saranno in realtà realizzate successivamente. Si nota il contrasto tra la ricchezza delle facciate della piazza e la semplicità delle fronti della contrada Nuova.

L'immagine è un particolare ingrandito del disegno juvarriano, nel quale si nota l'uniformità delle facciate della Contrada di Porta Nuova (secondo tratto di via Roma), che accentuano il canale prospettico centrato sulla Porta.

Nelle due incisioni settecentesche le vedute prospettiche dalla piazza Reale (piazza San Carlo) verso il Palazzo Reale a nord e verso la Porta Nuova a sud.

Nel disegno che rappresenta schematicamente la città con l'intero primo ampliamento realizzato, si notano le differenze tra gli isolati della città quadrata ed i nuovi, di dimensioni assi maggiori, ma sempre all'interno del reticolo viario ortogonale.

Nello stralcio della pianta del Theatrum Sabaudiae, è evidente l'obiettivo di mostrare il carattere unitario e aulico della capitale seicentesca. Si notano i giardini dei palazzi e dei conventi all'interno degli isolati.

La contrada di Santa Teresa prende il nome dalla grande chiesa che occupa il secondo isolato, costruita per volere della Madama Reale Cristina. (vedi POI Chiese Santa Cristina e San Giuseppe, Palazzi Provana, Ricca, Caissotti, Asinari e Cisterna).

Nelle contrade di San Carlo e dell'Ospedale a sud della piazza Reale, sorgono palazzi nobiliari con giardini (vedi POI Palazzo Trucchi di Levaldigi, Galleani di Barbaresco, Perrone di San Martino, Morozzo della Rocca e Ospedale San Giovanni).

La pianta della città è probabilmente dedotta da un disegno di Carlo di Castellamonte. Oltre a definire con precisione l'andamento delle fortificazioni e la definizione degli isolati, riporta i nomi di proprietari e gli edifici e i conventi più importanti

Nella pianta si notano i numerosi giardini della "città nuova" che si estendono fino al fronte dell'isolato, senza rispettare le regole che imponevano giardini interni e edifici sul filo della strada.

Nella pianta di Torino si notano i giardini concentrati nella parte meridionale della città. Sono giardini e orti dei conventi e dei primi palazzi sorti nell'ampliamento.

Nella pianta di Gatti del 1823, la città si apre all'esterno, dopo la demolizione delle mura. Si nota il tessuto molto fitto e denso degli isolati, in particolare nella parte più antica, la città quadrata.

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