Il pellegrinaggio verso la terra perduta

L’area che circonda il santuario con un alto muro comprende inoltre un ricco orto-giardino e racchiude un piccolo cimitero. Un'antica tradizione prevede che a Pasquetta si compia un pellegrinaggio a Misobolo. Leggenda vuole che la peregrinazione derivi dall’antico desiderio degli abitanti, dispersi a seguito della cancellazione del loro villaggio, di tornare una volta all'anno nelle loro terre. Sembra inoltre che qui si recasse in preghiera anche Giorgio di Biandrate, intorno alla metà del Quattrocento. Agostino Grassino ricorda così questa tradizione:

«Nei miei ricordi d’infanzia, visto che mia zia viveva nella cascina del fattore, c’è sempre stata questa festa: poche bancarelle, il carretto dei gelati ed il banco di beneficenza. Sotto la tettoia della cascina i miei zii allestivano un “bar” dove servivano vino ed altre bevande. Ancor prima mio padre e mia suocera, bambini degli anni ’20, ricordavano che a Pasquetta era d’obbligo andare a Misobolo se si volevano acquistare “il merlo e la griva”, due fischietti di terracotta a forma di uccellino che si trovavano soltanto lì.»

Una foto scattata dall’odierna Cascina Misobolo della natura circostante il santuario, pochi giorni dopo la celebrazione della Pasquetta del 2019.

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