Primo Progetto, superfici e pianta

In pianta è visibile come non esista un piano tipo, ciò nega ulteriormente una regolarità unitaria nella facciata; inoltre, è visibile come gli elementi di separazione tra interno ed esterno non siano marcati così da creare un prolungamento dello spazio in modo unitario.

Le finestre sono posizionate sul filo interno della muratura, ciò unito agli sporti verticali che creano una maggiorazione di spessore di 50 cm accentuano le ombre sulle facciate. La superficie di tamponamento opaco viene ridotta al minimo e si vede come le facciate siano caratterizzate prevalentemente solo dalle finestre e dalle nervature verticali. «Le estremità inferiori delle costolature sono raccordate alle facciate da false mensole; […] complessivamente, l’aggetto del volume rispetto al filo dell’edificio al livello del marciapiede raggiunge il metro e quaranta, cioè il massimo consentito» [p. 84]

Il volume esterno finale, smussato, levigato, unitario e compatto non lascia intravedere nulla che suggerisca la presenza di “ville urbane” distribuite spesso su più livelli. Osservando il progetto finale è visibile come vi sia totale indipendenza tra la pianta regolare e la modellazione gaudianista della facciata.

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Torino, una vetrina

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