Il Setificio di Agliè

La struttura fu fondata nel 1736 dal Conte Giuseppe Franco San Martino antico proprietario del castello e del feudo di Agliè. Nella seconda metà del XVIII secolo Agliè entrò a far parte del patrimonio personale del Duca di Chiablese il quale nel 1814 vendette il setificio a Michelangelo Bertini, banchiere torinese interessato alla produzione del pregiato organzino. Rimase di proprietà del banchiere fino alla prima metà del XX secolo, quando l’attività fu chiusa. Le fasi di lavoro richieste dalla seta hanno determinato la suddivisione architettonica dell’immobile: si tratta di un edificio a corte in cui nella manica a nord, bagnata dal canale di Caluso, erano presenti i filatoi alimentati dalle acque, mentre in quella a sud era presente la filanda destinata alla trattura della seta greggia. Il setificio nella seconda metà del XIX secolo diminuì drasticamente la produzione in seguito all’avvento dei cotonifici, alle costanti epidemie dei bachi, all'elevata pressione fiscale, all’importazione di sete orientali, alla diffusione di seta artificiale e alla guerra doganale nata durante il governo Crispi. L’attività serica di Agliè terminò definitivamente nella seconda metà del XX secolo. Dopo la seconda guerra mondiale l’edificio fu frazionato in tre proprietà e i macchinari interni furono smantellati e oggi risulta in uno stato completo di abbandono.

Fotografia della filanda del setificio di inizio XX secolo.

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